Rolling Stone Italia "I Placebo e l’amore: rock e universale", Oct'13

Fabio Schiavo
8 ottobre 2013


Lunga, incontenibile chiacchierata con Brian, Stefan e Steve. Per parlare del loro ultimo lavoro, ma soprattutto di amicizia, buddismo, machismo... In attesa di vederli dal vivo in Italia il 23 novembre.

Si cedono la parola a vicenda. Educatamente. Il più loquace è Brian. Più che farli parlare, il vero problema è stato quello opposto, interromperli. Ma tant’è, meglio così. Alla fine, l’intervista con i Placebo è stata una serie di risate, gentili per favore che precedevano richiesta di evitare domande che annoiavano Molko, “non parliamo più di David Bowie e di quanto siamo simili. Che cazzo, io sono Brian e lui, con tutto il rispetto per un grande artista è David”, seguite da confessioni, “lavorare a questo disco mi ha fatto tornare giovane a quando la musica mi dava dei brividi”, e affermazioni da scafato rocker matusa, “tutti i ragazzi imbracciano la chitarra e vogliono far parte di un gruppo rock per alcune ragioni, tra cui quella che è il miglior modo per fare del sesso”. E poi ancora rivelazioni, “tutti i dischi dei Sonic Youth mi hanno cambiato la vita, ma anche alcuni dei Pixies”, e auto ironie, “siano un gruppo di hippy che vestono sempre di nero”, e tanto altro ancora. Tutto per parlare del loro ultimo (il settimo) e fortunato disco Loud like Love uscito a metà settembre (il 23 novembre la band sarà in Italia per un’unica data all’Unipol Arena di Verona).


Loud like Love: l’amore deve essere per forza “rumoroso”?

Brian Molko “Assolutamente sì. È un discorso a vari livelli: l’amore fisico lo si fa con rumore e quando si nasce si urla. Quando ti ritrovi per protestare, per far vincere un’idea, c’è un senso di unità, di stare insieme e anche questo è un atto d’amore e non lo fai certo in silenzio. E così pure andare allo stadio…”.

E ciò vale anche per il rock?

Stefan Olsdal “Soprattutto, come quando si viene a un nostro concerto”.

E poi?

Brian Molko “(sorride divertito, N.d.R.) …E poi devo dire che il titolo è alquanto orecchiabile. È una frase che ti rimane in testa…”.

Stefan Olsdal e Steve Forrest “O almeno lo speriamo!”.

Com’è nata l’idea del disco?

Brian Molko “Stavamo lavorando all’Ep B3 e ci siamo chiesti se non valesse la pena fare un disco completo. Poi abbiamo lasciato perdere per far decantare meglio la cosa…”.

Stefan Olsdal “Senza saperlo stavamo già pensando a Loud Like Love“.

Un’elaborazione durata un annetto, più o meno.

Brian Molko “Sì, è così. Dopo l’uscita di B3 ci siamo presi una vacanza, siamo andati in Spagna. Una sera stavo strimpellando la chitarra con accanto Stefan e Steve. Così, dal nulla, ha iniziato a uscire Loud… Eravamo così presi che il giorno dopo avevamo già finito la canzone”.

Stefan Olsdal “In passato avevamo sempre programmato tutto, invece, questa volta è stato differente, più spontaneo”.

Brian Molko “I Placebo adesso sono una specie di animale selvatico che segue il proprio istinto e non si lascia condizionare da nulla. È stata la canzone che ha scelto noi e non il contrario e alla fine è riuscita a influenzare tutto lo spirito dell’album”.

Torniamo all’amore: un lavoro dedicato a lui e a ogni sua forma ed espressione…

Brian Molko “È un discorso sulle relazione nel senso più ampio del termine. Sicuramente non diciamo I love you baby in ogni brano, però parliamo di cuori infranti e di tanto altro. Il nostro concetto d’amore è qualcosa di più universale, senza dimenticare che quando si parla di amore non necessariamente deve trattarsi di cose positive o felici. Per esperienza personale posso dire che c’è dentro di tutto, l’amore può essere violento, brutale e far male…”.

Come avviene in Hold On To Me.

Brian Molko “Esattamente. Una canzone sull’assenza d’amore e su come una persona reagisca a ciò. Si parte da un discorso personale e soggettivo e poi si passa a una riflessione generale, sul posto che si occupa nell’universo e come si possa e debba essere in sintonia con il tutto”.

Ohm! Sei diventato per caso buddista?

Brian Molko “Sì, ed è sicuramente un concetto da meditazione zen. Nel 2011 ho passato parecchio tempo nel nord della Thailanda in un tempio, lì ho imparato a meditare e ho iniziato a studiare il buddismo che ha il vantaggio di essere una filosofia e non una religione. Ecco perché mi piace così tanto. Ti rende responsabile delle tue azioni, non c’è il senso del peccato come nella religione cattolica, ma non esclude che il male che fai lo avrai indietro. Una concezione circolare della vita molto interessante. In più impari a trattare tutti con compassione e amore, e devo dire che non è una cosa facile da fare ogni giorno, no proprio no, però l’importante è continuare a provare”.

Nel disco ci sono anche brani come Rob the Bank che in tempi come questi…

Brian Molko “(Ride, N.d.R.) È un discorso metaforico per parlare di ogni tipo di crimine. Però anche qui c’entra l’amore! Il senso è che chiunque può commettere le peggio cose, ma quando torna a casa, fa l’amore con il suo compagno/a. E se non lo fa sono cazzi amari!”.

Con Loud è come se foste tornati alle origini dopo Battle For The Sun…

Brian Molko “Ci è tornata la voglia di metterci in discussione, di rischiare. Non prendiamo tutto per scontato, non ci sentiamo invincibili o perfetti. Stare ogni giorno nei Placebo è una scommessa ed è la molla che ci spinge ad andar avanti”.

Stefan Olsdal “(interrompe Brian, N.d.R.) “Insomma è questa terribile voglia di fare che ci spinge in avanti! Cerchiamo di non ripeterci mai. Qualche volta va bene e il disco piace, altre volte non come speriamo… but it’s life!”.

Brian Molko “Quando abbiamo inciso Battle… ci sentivamo come una nuova band per i cambiamenti avvenuti (il batterista Steve Hewitt lascia il gruppo dopo 11 anni e in sostituzione arriva Steve Forrest, N.d.R.), e quindi volevamo fare qualcosa che segnasse un distacco evidente con il passato, tutto qui”.

Loud like Love è stato registrato a Londra nello stesso posto dove avevate inciso Meds…

Brian Molko “I RAK studios sono fantastici, i migliori di tutta Europa. Entrarci è come fare un salto indietro nel tempo. Non sono stilosi, lussuosi come molti altri, hanno un fascino incredibile. Quando sei lì dentro senti tutt’intorno uno spirito rock&roll molto anni Settanta.”

Steve Forrest “Ci sono vibrazioni di rabbia, di ribellione e di grande musica… Whow!”.

Stefan Olsdal “È come se quel posto non fosse cambiato da quando è stato aperto nel 1976!”.

E quindi…

Brian Molko “Diventa molto facile concentrarsi sulla musica senza farsi distrarre da altro. Siamo tornati lì anche perché è l’unico posto in cui è possibile registrare le parti di batteria”.

Steve Forrest “C’è il legno e lo spazio giusto, e la mia batteria suonava in un modo incredibile…”.

Brian Molko “Senza dimenticare che c’è anche un Yamaha Grand Piano che ha un suono capace di mettere i brividi… se poi lo usa Stefan…!.

Stefan Olsdal “Adesso divento rosso (sorride, N.d.R.). Il piano è uno strumento molto evocativo, ma quel Yamaha ha qualcosa in più!”.

Il vostro ultimo disco suona molto “moderno”!

Brian Molko “È merito del nostro produttore, Adam Noble. Lui ci ha aiutato a evidenziare i nostri punti di forza e poi è riuscito a far emergere un’energia che credevamo persa”.

Steve Forrest “Per noi non è stato lavoro, ma passione allo stato puro!”.

Brian Molko “Ci ha fatto tornare ragazzi. Ogni sera quando ero nel taxi che mi portava a casa, continuavo a pensare ‘che cazzo di persona fortunata sono, perché faccio un lavoro che mi piace un sacco’. E quando il mattino mi alzavo, avevo una gran voglia di suonare… Insomma Adam ci ha restituito una magia che credevamo persa e tutto quell’insieme di cose che ti mantengono giovane dentro”.

Steve Forrest “Non dimenticare che oltre alla giovinezza anche l’innocenza…”.

Brian Molko “Assolutamente no! Hai ragione, c’è bisogno di entrambe!”.

Allora… grazie Adam!

Brian Molko “Ci ha compreso perfettamente e ha capito dove volevamo andare. Probabilmente la bravura dipende anche dalla sua età. In più Adam ha studiato musica all’Università e quindi è anche tecnicamente competente. Inoltre è scozzese, come la maggior parte della nostra troupe, e io lo sono per metà e quindi, sai come sono quelle cose riguardo all’intendersi perché hai delle radici comuni…”.

La differenza tra Adam e i vostri produttori precedenti, a parte l’anagrafica e la provenienza geografica?

Brian Molko “Gli altri erano di un’altra generazione, cresciuti con i registratori a cassette e apparecchiature che occupavano varie stanze, obbligati a usare la tecnologia. Invece Adam è un nativo digitale, sa come usare i computer e tirarne fuori il meglio. In più ci ha spinto a usare i nostri cellulari e tablet come strumenti…”.

Steve Forrest “Ci ha fatto tornare bambini, è stata una bella botta di vita”.

Adesso che avete superato la fase della giovinezza, non è che diventate reazionari come Mick Jagger?

Brian Molko “Musicalmente e fisicamente mi piacerebbe proprio assomigliarli. Come anche a Leonard Cohen o a Iggy Pop, giusto per fare dei nomi a caso, splendidi artisti senz’età che saltano sul palco e si muovono con un’energia sconosciuta a parecchi giovani. Invece, politicamente, crescendo mi sono spinto ancora più a sinistra di quello che già ero. Più passa il tempo e più mi impegno politicamente. Sorry Sir Jagger!”.

Quando guardi al passato c’è qualcosa di cui ti penti o che ti sarebbe piaciuto fare in modo diverso?

Brian Molko “Da ragazzi abbiamo detto e fatto un sacco di cazzate di cui ci siamo pentiti… Eravamo naïf, però non mi pento di nulla, anche se spesso i nostri erano atteggiamenti e discorsi fatti volutamente per scioccare e per far parlare di noi. Però il look transgender aveva un preciso significato perché era un atto politico: volevamo combattere l’omofobia. Volevo che ogni singolo uomo che assisteva a un nostro concerto o mi vedeva in televisione volesse fottermi, perché mi credeva una ragazza. Poi quando scopriva che mi chiamavo Brian ed ero un ragazzo a quel punto doveva iniziare a porsi delle domande sulla sessualità. Volevo confonderli e farli ragionare”.

Per chiudere come definireste Loud Like Love?

Stefan Olsdal “Da parte mia credo che questo disco sia l’album che i Placebo hanno sempre cercato di realizzare e non siano mai riusciti a incidere, un disco ‘completo’ sotto ogni aspetto”.

Brian Molko “Suona come i Placebo e di questo sono molto fiero”.
“Che possa aggiungere? Compratelo e ascolteloooooo!”.